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DEI DIRITTI E DELLE PENE – I garanti della libertà

I DIRITTI DEI DEBOLI COME MISURA DELLA DEMOCRAZIA

Presentazione di Diego Benecchi, Presidente di Nuovamente

 

Ritengo che il tema di questo ottavo quaderno della collana di Nuovamente rispecchi fedelmente lo spirito con cui è nata la nostra associazione. Da quando all’indomani della sconfitta del centrosinistra a Bologna e dell’insediamento della Giunta Guazzaloca, decidemmo di dare vita a Nuovamente con l’intento di costruire un laboratorio politico fondato sulla partecipazione e sullo scambio orizzontale fra i cittadini, la tutela e la promozione dei soggetti deboli ha costituito una fra le linee guida del nostro impegno civile.

Il progetto concretizzato nell’esperienza di “Avvocato di strada”, un percorso di aggregazione che ha visto diversi avvocati unire le proprie forze nella difesa dei diritti dei non residenti a Bologna — e del quale si renderà conto in un prossimo quaderno che uscirà con il titolo “I diritti e le povertà” — costituisce un esempio significativo al riguardo. Non solo: Nuovamente sta operando per il consolidamento della cooperazione sociale nel territorio, per l’allargamento delle forme di democrazia diretta, per un’estensione dei diritti di cittadinanza che comprenda, fra le altre cose, l’introduzione del diritto di voto agli immigrati stranieri.

Nell’ambito di questa cornice progettuale la questione delle garanzie nel sistema penale e della tutela dei diritti delle persone private della libertà personale, c limitate nel suo esercizio, si è posta da subito alla nostra attenzione con grande urgenza.

Sono convinto, siamo convinti che la salvaguardia dei diritti dei soggetti deboli sia il metro di giudizio dell’effettiva salvaguardia dei diritti di ciascuno: che, in altre parole, la vitalità di una democrazia debba essere valutata nelle condizioni di disparità dello scambio contrattuale, e quindi anche, e soprattutto, sulla base del sistema di garanzie posto a tutela degli individui che scontano un’oggettiva situazione di debolezza sociale ed economica — quali sono, appunto, le persone sottoposte ad esecuzione penale.

Sulla base dell’esperienza professionale e civile di tanti di noi, che ci ha permesso di conoscere da vicino l’universo detentivo come altre realtà del disagio urbano, ci siamo impegnati oltre due anni or sono, nella costituzione del forum Dei diritti e delle pene, con l’obiettivo di dare vita a un osservatorio permanente sulla realtà penitenziaria e sul mondo dell’imprenditoria sociale e dell’associazionismo che gravita attorno ad essa.

Si è trattato di un percorso, articolato in occasioni informali di dialogo, in appuntamenti di carattere seminariale e in un convegno sul tema delle libertà e delle garanzie, che di fatto ha contribuito a consolidare un reticolo di rapporti fra soggetti che di frequente si trovano a operare in un contesto di disaggregazione; e a tracciare, con questo, una prima mappa delle problematiche di restrizione e di negazione dei diritti emergenti dall’incrocio delle esperienze dei soggetti coinvolti.

Il confronto che si è così venuto a creare, e cui abbiamo cercato di conferire un respiro di grande apertura rendendo partecipi tutti gli attori afferenti alla composita galassia della penalità —Magistratura giudicante e di sorveglianza, avvocati, rappresentanti del volontariato, laico e cattolico, e della cooperazione sociale impegnanti nell’assistenza e nel reinserimento dei detenuti e degli ex detenuti, Polizia Penitenziaria, e infine alcuni soggetti attualmente in stato di detenzione — si e configurato in quei termini di interlocuzione paritaria e di scambio che sono la sigla di fondo della nostra associazione.

In ultima istanza, il riconoscimento che ne abbiamo tratto, e nel quale abbiamo individuato la possibile ragion d’essere del nostro impegno in questa direzione, deriva da questo nostro sforzo di mettere in comunicazione mondi diversi che, spesso, scontano carenze di comunicazione e di incontro.

Quando, pochi mesi fa, si è aperto anche a Bologna il dibattito civile e istituzionale sulla possibile introduzione in città della figura del Garante dei diritti, il lavoro di composizione di questo volume era già avviato, ln esso erano destinati a trovare spazio gli interventi al convegno Dei diritti e delle pene che avevamo promosso, insieme alla Associazione Antigone, per conferire un profilo stabile al forum e per delineare nuove strategie di intervento.

Ci è sembrato tuttavia ineludibile inserire la questione del Garante all’interno del più ampio spettro di riflessioni che era già in corso d’opera. Il voto unanime con cui il Consiglio comunale di Bologna, il 26 gennaio scorso, ha deliberato l’istituzione dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà è stato infatti un chiaro indicatore — al pari di quanto già avvenuto in analoga sede a Roma e Firenze — dell’ampio consenso che è possibile raggiungere attorno al tema dei diritti fondamentali, così come della maturità raggiunta dagli attori istituzionali in merito alla questione.

I lettori potranno trovare una descrizione più approfondita dell’iter di istituzione del garante in alcuni degli interventi che seguono, e in particolare in quello di Sergio Lo Giudice, Consigliere proponente della delibera, che apre la prima parte del libro. Si è trattato senza dubbio di uno dei momenti più alti nella vita recente del Consiglio comunale, nel quale sono stato direttamente coinvolto in qualità di Presidente della Commissione Affari Generali e Istituzionali, che ha istruito la delibera ponendo in primo piano la necessità di aprire un confronto con la realtà associative operanti nella città.

Abbiamo ritenuto opportuno far seguire i contributi dei Garanti di Roma e Firenze, Luigi Manconi — che si e reso disponibile a illustrare alla commissione consiliare incaricata, in sede di udienza conoscitiva, le caratteristiche rilevanti della sua esperienza — e Franco Corleone, che hanno da poco avviato il proprio lavoro “sul campo”. I testi delle delibere dei Comuni di Bologna, Roma e Firenze sono inoltre disponibili nell’appendice documentaria che chiude il volume, assieme al testo della Convenzione europea per la prevenzione della tortura — che in un certo senso aprì, nel 1987, il dibattito sull’esigenza di garantire il rispetto dei diritti umani all’interno dei Paesi membri del Consiglio d’Europa — e ai testi delle proposte di legge presentate in Parlamento dalle associazioni Antigone e A buon diritto e da alcuni gruppi parlamentari per l’istituzione della figura del Garante, che ha per ora trovato spazio nella realtà degli enti locali ma che, auspicabilmente, sarà approvata su scala nazionale. Abbiamo voluto, con questo, prestare la nostra collaborazione a tutti i soggetti che avranno intenzione di promuovere questa stessa esperienza di difesa dei diritti.

La seconda parte del volume, introdotta dalle riflessioni di Massimo Pavarini, si colloca a un livello più generale di elaborazione sul tema del diritto penale e della sua attuale “crisi” in rapporto alle reali finalità della pena. L’istituzione del Garante, da questo punto di vista, costituisce uno fra gli esiti più felici di una lunga stagione di critica della struttura penitenziaria che è stata condotta con gli strumenti del diritto, della sociologia, delle scienze umane in genere: per fare soltanto un esempio, senza le tesi di Michel Foucault sulle istituzioni totali e sul disciplinamento delle anime e dei corpi come “lato oscuro” della modernità il percorso dell’Occidente contemporaneo verso il riconoscimento della natura pervasivamente repressiva del modello penitenziario — ma lo stesso vale per il modello psichiatrico — sarebbe stato certamente più lungo e accidentato.

Nella terza parte, infine, abbiamo voluto dare la parola a quanti operano direttamente nel contesto penitenziario e nelle politiche di reinserimento, al fine di rendere conto di quel tessuto sociale, presente in tutte le città italiane e particolarmente vivo a Bologna, che già è — e ancora più deve essere nella prospettiva delle funzioni di collegamento fra carcere, magistratura e società civile che andrà a svolgere il Garante — una parte imprescindibile nella garanzia dei diritti nella loro declinazione sociale (diritto al lavoro, allo studio, alla salute). È il frutto, quest’ultima parte, del dialogo costante e del lavoro di tessitura che abbiamo tutti assieme condotto nell’ambito del forum Dei diritti e delle pene: è ai soggetti a tutt’oggi impegnati nel progetto, utopico e reale, di rendere più umana la condizione della privazione della libertà, che intendo porgere il particolare ringraziamento di Nuovamente.

Un ultimo ringraziamento a Franco Motta, che ha coordinato la preparazione di questa pubblicazione.

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